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Un sorriso può ridare speranza

Il vero sorriso è accoglienza, è apertura del volto all’altro: si muovono tutti i muscoli del viso, e si aprono di più gli occhi. Il vero sorriso parla senza bisogno di parole, anzi le precede, altrimenti è solo egoismo e freddezza. Il linguaggio del sorriso è il più vero. Penso che la crisi di oggi non sia solo la mancanza di fede in Dio, ma anche negli altri. Fede e fiducia sono la stessa parola, nel linguaggio biblico.

Personalmente, mi piace sorridere, anche se è difficile in questo tempo. Occorre ritrovare nonostante tutto, il sorriso, ritrovare lo stupore e la meraviglia per le persone che ci sono accanto e la bellezza della creazione.

Pensiamo al pensiero di Paolo VI, in proposito nella Gaudete in Domino: «Il bisogno di gioia nel cuore di tutti gli uomini. Vi sono diversi gradi in questa felicità. La sua espressione più nobile è la gioia, o la “felicità” in senso stretto, quando l’uomo, a livello delle facoltà superiori, trova la sua soddisfazione nel possesso di un bene conosciuto e amato. Così l’uomo prova la gioia quando si trova in armonia con la natura, e soprattutto nell’incontro, nella partecipazione, nella comunione con gli altri. A maggior ragione egli conosce la gioia o la felicità spirituale quando la sua anima entra nel possesso di Dio, conosciuto e amato come il bene supremo e immutabile» (Paolo VI, Esortazione apostolica Gaudete in Domino).

Pensiamo a Papa Benedetto XVI, ancor prima di diventare Papa, parlava del coraggio di gioire: «Il mondo non diventa migliore se privato della gioia, il mondo ha bisogno di persone che scoprano il bene, che siano capaci di provare gioia per esso e che in questo modo ricevono anche lo stimolo e il coraggio di fare il bene. Abbiamo bisogno di quella fiducia originaria che, ultimamente, solo la fede può dare. Che, alla fine, il mondo è buono, che Dio c’è ed è buono. Da qui deriva anche il coraggio della gioia, che diventa a sua volta impegno perché anche gli altri possano gioire e ricevere il lieto annuncio» (Joseph Ratzinger, Il sale della terra. Cristianesimo e Chiesa cattolica nella svolta del millennio, ed. San Paolo, Milano 1997).

Per Papa Francesco: «La gioia ha sempre un volto nuovo in ogni situazione. Essa nasce dalla pace di Dio in noi. Necessario permettere che la gioia della fede cominci a risvegliarsi con una segreta e ferma speranza» (EG 6).

Pensiamo a Neemia quando disse al popolo: «State tranquilli, adesso non piangete più, conservate il sorriso, perché la gioia nel Signore è la vostra forza» (cfr Ne 8,1-12).

Questa parola del libro di Neemia ci aiuterà nell’oggi. La grande forza che noi abbiamo per trasformare, per predicare il Vangelo, per andare avanti come testimoni di vita è la gioia del Signore che è frutto dello Spirito Santo, e oggi chiediamo a Lui di concederci questo frutto.

Oggi il credente, il cristiano per testimoniare la sua fede nel Cristo risorto, deve portare nei luoghi della vita quotidiana il sorriso, per annunciare di non aver paura: Cristo è veramente risorto. Solo in Lui la vita si realizza.

Per questo c’è il grido di Geronzio (nel dramma poetico del Cardinale J.H. Newman), rivolto a Dio: «Prendimi! Ch’io presto risorga!». È il desiderio di offrire a Dio tutta la propria vita vissuta, un voler approdare tutto in Dio e ritrovare il sorriso del cuore.

Vostro Cristiano,

Vescovo