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l’INCHIESTA SUI GIOVANI SALUZZESI

1)Lo stupore di sentirsi ascoltati –
Ricchezza del confronto tra generazioni

Nel 2019 nella nostra diocesi si è svolta un’indagine sociologica sulla realtà giovanile del nostro territorio. Questa iniziativa, come sappiamo, è stata fortemente voluta dal nostro Vescovo come preparazione a quella che doveva essere la “Missione giovani” ma che a causa del sorgere della pandemia non si è potuta svolgere.

Adesso vorremmo soffermarci sulla fotografia che l’indagine svolta sul nostro territorio ci trasmette dei nostri giovani. Dato che lo studio è stato articolato su diverse fasce di età e su diversi ambiti, sarà necessario non limitarci ad un solo articolo ma prevediamo di riportare la riflessione sui risultati nei prossimi numeri.

Prima di introdurci ai vari elementi che risultano significativi nell’indicare chi sono i giovani saluzzesi, credo sia necessario sottolineare alcuni aspetti di fondo che in qualche modo vanno al di là degli stessi contenuti trattati nei “focus group” e che sono emersi dalla testimonianza di coloro che hanno partecipato a vario titolo al lavoro. Infatti, nelle conclusioni del testo, “Chi sono i giovani di Saluzzo? Valori, fede e scelte di vita”, che riporta i risultati dell’indagine, si evidenzia soprattutto lo stupore dei partecipanti. Si legge che essi: «si sono sorpresi che, pur essendo cresciuti nello stesso ambiente, abbiano maturato posizioni tanto diverse e, al tempo stesso, di essere capaci di confrontarsi in maniera aperta e rispettosa.

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2)Niente sarà più come prima
La sensibilità dei giovani rispetto alla sfera della religione.

 “La realtà è superiore all’idea”. Frase di papa Francesco che è diventata famosa più per la sua verità e pertinenza che per la sua brevità e incisività, credo valga in modo particolare per quanto riguarda il mondo giovanile da cui non fa eccezione quello saluzzese.

Tante volte si sente dire che i giovani non hanno più sensibilità religiosa o sono indifferenti alla sfera della religione. A partire dalla ricerca che si è svolta a Saluzzo nel 2019 si dovrebbe dire invece che questa sensibilità i giovani la posseggono ancora anche se secondo schemi e particolarità che non sono più quelle con cui di solito il mondo adulto si accosta al mondo del divino e cerca di viverlo.

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3) La morte rende tutto più reale
Di fronte alla pandemia la domanda dei giovani: Dov’è Dio?

Continuando a sfogliare i dati della ricerca sociologica sui giovani e il senso religioso a cui ha partecipato anche il mondo giovanile saluzzese, si può rilevare la sensazione che l’esperienza della pandemia ha segnato in profondità il modo di percepire la vita e le domande legate al suo senso profondo. In piena contrapposizione ad un modo molto frettoloso che afferma l’indifferenza dei giovani d’oggi e la loro superficialità rispetto alla necessità di dare senso alla vita, dalle risposte raccolte dall’inchiesta legate soprattutto ai focus, si può notare come le immagini legate alle conseguenze del Covid 19, in modo particolare quelle legate ai tanti morti, abbiano donato ai giovani occhi nuovi per vedere la vita. Quest’ultima non è più vista e percepita come qualcosa di scontato, di evidente in sé, un dato di cui poter disporre a piacimento.

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4)Paura del futuro o modo diverso di porsi nel tempo?

In passato ci si poneva nel tempo con una prospettiva di riuscita che era posta nel futuro. Si lavorava duro e con orari alle volte massacranti per farsi una posizione, per farsi una casa, per farsi il gruzzoletto in banca, o semplicemente per avere un riconoscimento sociale di attaccamento al lavoro, alla famiglia, alla ditta o al padrone che ti dava lo stipendio. Il mito del successo e della realizzazione individuale era l’altare a cui poter sacrificare anche aspetti molto importanti della vita. Sembra, dall’inchiesta sui giovani, che tutto questo soprattutto a partire dall’ultimo periodo, abbia ricevuto un colpo significativo. 

La fragilità che il rapporto con la morte che la pandemia ha sottolineato e portato in evidenza, per i giovani che hanno partecipato al sondaggio, ha smascherato l’inadeguatezza del nostro mondo soprattutto rispetto alle promesse che portava con sé. ….

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5) I giovani, le relazioni intergenerazionali e la solitudine

Un luogo comune che diventa anche un pregiudizio nei confronti dei giovani è che facilmente si isolino nel proprio mondo senza comunicazioni possibili con gli adulti che si vedono guardati come vecchi, retrogradi rispetto a quel modo di fare che sente sempre più lontano sia come sguardo sia come insieme di valori e criteri di giudizio sul mondo.

Anche su questo aspetto l’inchiesta pubblicata dal titolo “Niente sarà più come prima. Giovani, pandemia e senso della vita”, se non viene a smentire del tutto, invita ad uno sguardo almeno più rispettoso della complessità e della varietà della realtà giovanile che ci sta di fronte agli occhi.

Infatti, dalle narrazioni dei giovani emerge con forza il tema dei legami intergenerazionali. La chiusura forzata in famiglia ha in alcuni casi esacerbato le situazioni critiche e conflittuali, ma nella maggior parte dei casi ha rafforzato i legami familiari con i nonni, sentiti sempre più come le radici della propria storia, e con i genitori e fratelli/sorelle. In molto casi ha dato la possibilità di riscoprire rapporti che precedentemente soprattutto la fretta e i numerosi impegni di tutti i membri della famiglia avevano se non allentato almeno rischiato di far diventare interessati o utilitaristici. Il tempo passato insieme ha dato la possibilità di un “riavvicinamento” o di un rinforzo delle relazioni esistenti.

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